Taglio, incollo,
lascio che parli.
Autodidatta, dal 2020. Collage analogici fatti a mano, niente di digitale.
Come è iniziata
Avevo un cassetto pieno di riviste e una sera ho preso le forbici. La prima volta è stato un disastro elegante, la seconda meno disastro, la terza qualcuno mi ha chiesto di comprarlo.
Da lì non ho più smesso. Niente corsi, niente accademia — solo carta, colla e ore notturne.
Come lavoro
Accumulo riviste per mesi. Ne tengo solo quelle che mi rispondono — moda, vecchi numeri di settimanali, fanzine punk. Le sfoglio finché non sento la materia.
Poi è solo tempo. Una sola opera può prendere giorni: ritagliare con precisione, decidere la composizione, incollare, lasciare riposare, tornare a sistemare quel centimetro che non funziona.
Perché analogico
Perché la mano lascia un segno che la stampa non sa replicare. Perché un'opera che esiste in un solo esemplare ha un peso diverso da una che gira in mille copie.
Non è romanticismo: è una scelta di campo. Sto dalla parte di quello che è vero, tagliato, irripetibile.
Adesso vedi cosa è uscito.
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